RichardWagner
Libretti
Die Meistersinger
von Nürnberg

(ZWEITER AUFZUG) (ATTO SECONDO)
DRITTE SZENE SCENA TERZA
SACHS
(ist in leichter Hauskleidung
von innen in die Werkstatt
zurückgekommen. Er wendet sich
zu David, der an seinem Werktische
verblieben ist)


Zeig her! 's ist gut. Dort an die Tür'
rück' mir Tisch und Schemel herfür!
Leg' dich zu Bett', steh' auf beizeit:
verschlaf' die Dummheit, sei morgen gescheit!
SACHS
(In leggera veste di casa,
è ritornato in bottega
dall'interno. Si volta
a Davide, che è rimasto
alla sua sedia di lavoro)


Fa' vedere! Va bene. Costà, presso la porta,
spingimi deschetto e sgabello!
Mettiti a letto, álzati presto;
affoga nel sonno la tua stupidità, e sii in gamba per domani!
DAVID

Schafft ihr noch Arbeit?
DAVIDE

Lavorate ancora?
SACHS

Kümmert dich das?
SACHS

Te ne importa?
DAVID
(für sich)

Was war nur der Lene? Gott weiss was!
Warum wohl der Meister heute wacht?
DAVIDE
(tra sé)

Che poteva mai avere Lena? Dio sa che cosa!
Perché mai oggi il maestro veglia?
SACHS

Was stehst noch?
SACHS

Che te ne stai ancora?
DAVID

Schlaft wohl, Meister!
DAVIDE

Dormite bene, Maestro!
SACHS

Gut' Nacht!
SACHS

Buona notte!
(David geht in die der Gasse zu gelegene Kammer ab) (Davide se ne va nella camera, che dà sul vicolo)
(Sachs legt sich die Arbeit zurecht, setzt sich an der Tür auf den Schemel, lässt aber die Arbeit wieder liegen und lehnt, mit dem Arm auf den geschlossenen Unterteil des Türladens gestätzt, sich zurück.) (Sachs mette in ordine il proprio lavoro e si siede sullo sgabello presso la porta; poi nuovamente depone il lavoro, e col braccio appoggiato al chiuso battente inferiore della porta stessa si china all'indietro)
SACHS

Wie duftet doch der Flieder
so mild, so stark und voll!
Mir löst es weich die Glieder,
will, dass ich was sagen soll.
Was gilt's, was ich dir sagen kann?
Bin gar ein arm einfältig' Mann!
Soll mir die Arbeit nicht schmecken,
gäbst, Freund, lieber mich frei,
tät' besser, das Leder zu strecken
und liess' alle Poeterei!

(Er nimmt heftig und geräuschvoll
die Schusterarbeit vor).
(Er Lässt wieder ab, lehnt sich
von Neuem zurück und sinnt nach)


Und doch, 's will halt nicht geh'n:
Ich fühl's und kann's nicht versteh'n: -
kann's nicht behalten, - doch auch nicht vergessen:
und fass' ich es ganz, kann ich's nicht messen!
Doch wie wollt' ich auch fassen,
was unermesslich mir schien?
Kein' Regel wollte da passen,
und war doch kein Fehler drin.
Es klang so alt und war doch so neu,
wie Vogelsang im süssen Mai!
Wer ihn hört,
und wahnbetört
sänge dem Vogel nach,
dem brächt' es Spott und Schmach:
Lenzes Gebot,
die süsse Not,
die legt' es ihm in die Brust:
nun sang er, wie er musst',
und wie er musst', so konnt' er's, -
das merkt' ich ganz besonders.
Dem Vogel, der heute sang,
dem war der Schnabel bald gewachsen;
macht' er den Meistern bang,
gar wohl gefiel er doch Hans Sachsen!
SACHS

Ma come odora questo lilla,
delicato, acuto, diffuso!
Dolcemente mi scioglie le membra,
vuole ch'io gli dica alcun che.
Che importa quel che io ti posso dire?
Sono un così povero, semplice uomo!
Da poi che il lavoro non mi deve piacere,
faresti meglio, amico, a lasciarmi tranquillo,
ed io farei meglio a battere il cuoio,
ed a lasciare ogni velleità di poesia!

(Riprende ardentemente e rumorosamente
il lavoro delle calzature)
(Nuovamente lo lascia, si china
ancora una volta all'indietro e medita)


E pure non mi va proprio giù!
Lo sento e non lo posso capire...
e non posso ricordarlo... e neppure dimenticare;
e se tutto lo comprendo, non lo posso misurare!
D'altronde, come vorrei anche comprendere
quel che mi parve incommensurabile?
Certo non s'accordava con alcuna regola,
e pure non c'era dentro alcun sbaglio.
Suonava così antico e pure era così nuovo,
come canto d'uccello nel dolce maggio!
Chi l'udisse,
e inebriato
imitasse quell'uccello nel canto,
n'uscirebbe con onta e derisione!
Un comando di primavera,
un dolce affanno,
glie lo ha posto nel petto:
egli ha cantato come doveva;
e come doveva, così potè...
io me ne sono accorto in modo affatto singolare.
L'uccello, che oggi ha cantato,
ha messo becco senza perder tempo;
se ha fatto paura ai Maestri,
è piaciuto però di molto a Hans Sachs!